 Il Pdl implode, il Pd non riesce ad uscire dal suo recinto, fallisce il progetto del Terzo polo. Anche la Lega perde terreno ma i suoi leader meno usurati continuano a macinare consensi sul territorio, mentre la galassia dei grillini fa boom. Se è possibile fare una sintesi delle amministrative 2012, questo potrebbe essere il verdetto del primo turno. Il condizionale è d'obbligo, perchè le comunali sono influenzate da molti fattori prettamente locali. Trarre un indirizzo chiaro a livello nazionale è più affidato al fiuto politico, che alla logica dei numeri. Troppe variabili consentono alle percentuali di essere stiracchiate a proprio uso e consumo. Il raffronto con le percentuali delle precedenti amministrativeaiuta poco, perchè 5 anni in politica sono un'era geologica, specie in un momento di grande confusione come quello attuale. Inoltre, la percentuale, calcolata sui voti espressi non tiene conto dell'astensionismo. Chi ha un elettorato "fidelizzato", o per ideologia o per clientelismo, si vede "crescere" senza aumentare di un voto i propri consensi, cioè la sua presenza reale nel tessuto sociale. Poi occorre considerare che le dinamiche locali hanno la prevalenza sull'orientamento verso il governo. Candidature che "tirano" fanno sbiadire qualsiasi giudizio dell'elettore sulla maggiore o minore bontá del simbolo. Tuttavia, poichè i partiti sono fatti di uomini e donne, la capacitá di selezionarli è parte fondamentale della loro azione politica. Un ragionamento si può azzardare se si restringe il campo di analisi a tre città "campione": Palermo, Verona, Genova. Nel capoluogo siciliano il dipietrista Leoluca Orlando va al ballottaggio con il democratico Fabrizio Ferrandelli, staccato da lunghezze difficilmente colmabili. Il Pdl dilaniato fra mille capibastone ha dilapidato un feudo inattaccabile da oltre un decennio. Il Terzo polo ha fatto flop, anche se qui aveva un punto forte nel potente governatore Raffaele Lombardo. Il Pd, invece, ancora una volta ha avuto dimostrazione di come le primarie siano un giochino inutile, e a volte persino controproducente. Nella città di Giulietta e Romeo il leghista Flavio Tosi sfonda al primo turno. La sua lista prende il triplo di quella con il marchio Lega; non sono voti del partito ma sono pur sempre consensi leghisti, e tengono a galla un'idea politica che ha bisogno di sbarazzarsi al più presto di Umberto Bossi per sopravvivere. L'elettorato genovese ha fornito la rappresentazione plastica delle comunali 2012. Il Pd, grazie all'esterno Marco Doria, pur calando mantiene le posizioni di preminenza in una città rossa, il movimento 5 Stelle sfiora il clamoroso ballottaggio, il Pdl affonda. Ora qualcosa negli assetti politici italiani dovrá cambiare. È probabile che di fronte all'incendio grillino il trio Alfano-Bersani-Casini trovi a tamburo battente un'intesa sulla nuova legge elettorale, che metta all'angolo i 5 Stelle per l'accesso al Parlamento. Le parole di Giorgio Napolitano sono sintomatiche del nervosismo dentro i Palazzi:"Boom di Grillo? L'unico che ricordi è quello degli anni '60". Del terzetto "ABC", Bersani è quello che se la passa (relativamente) meglio. Casini ha perso il ruolo di guru del neocentrismo, ridimensionando così indirettamente le spinte interne al Pd degli ex popolari. Si trova un partito che ancora fa quadrato intorno la vecchia struttura organizzativa del Pci, e può permettersi ora di dettare l'agenda persino al presidente della Repubblica (grande artefice e protettore del governo Monti). Il Pdl ha scoperto che senza Berlusconi non esiste. Ma anche se il Cavaliere ci avesse messo la faccia, senza più smalto dopo le notti brave dei bunga-bunga mentre l'Italia affondava a colpi di spread, probabilmente le cose non sarebbero state sostanzialmente diverse. Casini deve al più presto trovare una casa più grande che lo accolga almeno come ospite d'onore, pena il dissolvilmento politico nei circoli che contano. La Lega ormai ha perso lo status di interlocutore privilegiato per la formazione dei governi, e dopo il 3 per cento scarso a Parma rischia di sparire anche dal Nord che prospera. Sel e Idv sono a un bivio: diventare satelliti del Pd, strada meno difficile o imbarcarsi ad un dialogo con l'imprevedibile incognita dei 5 Stelle. Infine i grillini: ora che sono usciti dall'universo virtuale di Internet nel mondo reale dei palazzi del Potere, con numeri di tutto rispetto che gli assicurano peso e ascolto, riusciranno a trasformare l'utopia in proposta percorribile? Hanno un anno di tempo per trasformare i (probabili) voti di protesta ricevuti in qualcosa che possa veramente rifondare il modo di fare politica. La Campania al voto: i sindaci eletti nel salernitano tra conferme e volti nuovi
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