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Incendi, foreste a rischio basso: un appello per la selvicoltura preventiva

Dopo l’estate intensa dei fuochi boschivi in tutta la zona del Mediterraneo si sta cercando soluzioni anche nel mondo scientifico. Come ad esempio la selvicoltura ben pianificata che può avere un miglioramento preventivo. Una squadra di esperti nell’articolo “Incendi 2017- un’importante lezione” apparso su “Forest la rivista di selvicoltura ed ecologia forestale, spiega come dopo quest’estate si potrebbe trovare un’opportunità. Raggiungendo il più possibile la popolazione su questo tema, perché questo è il momento adatto per aumentare l’impegno su una selvicoltura accompagnato da elementi ecologici, economici, sociali e culturali. E nell’articolo dimostrano come la “gestione della foresta” può diminuire la distruzione degli incendi. Sono stati ad esempio più piccoli i danni nell’area del Parco del Vesuvio e di Castel Fusano, nelle zone dove era stata prescritta una selvicoltura preventiva (dopo gli incendi del 2000). L’incendio prescritto (e controllato) come mezzo anti-incendio cerca di ridurre il materiale bruciabile.

Il danno si aggrava con l’intensità e le temperature del fuoco.

Riducendo il materiale bruciabile si riduce l’intensità e la possibilità di espandersi, così come i danni. La silvicoltura preventiva cerca di cambiare la struttura del bosco, per esempio il tipo d’alberi. Mischiare un’area piena di pini con alberi più resistenti può anche fermare l’espansione del fuoco e ridurne l’intensità. Altri mezzi sono meccanici: come tagliare o diradare, e usare il materiale biologico. Anche il pascolo (come quello delle pecore) sono “mezzi” che puntano alla stessa meta. Tutti questi metodi comunque hanno insieme una cosa: devono essere applicati con cura e sistema, altrimenti si può distruggere la biodiversità e lo spazio. Attraverso una combinazione di mezzi e la comprensione del bisogno dell’area (la sicurezza, la biodiversità, le specie, il terreno, la cultura) si crea un ambito in cui gli incendi – anche se accadono – causano meno distruzione. “Le foreste in buono stato sono a rischio più basso”.
Nell’articolo suggeriscono più collaborazione tra gli operatori del settore, tra il mondo scientifico, amministrativo e anche pubblico, costruendo una sinergia. Innanzitutto servono aree e spazi esplorativi, dove si cerca di capire e sapere quali sono i mezzi più adeguati. Per gli esperti questa sarebbe l’opportunità da cogliere dopo quest’estate, avendo tutta l’attenzione pubblica e affrontando aree bruciate che richiedono la gestione del dopo-incendi.

Associazioni contro industria del fuoco

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