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Il piennolo giallo del Cilento, nel tipico pomodoro una grande scommessa

Quanta storia del territorio c’è dietro ad un prodotto agricolo? Prendiamo ad esempio il piennolo giallo cilentano: in quest’area non c’era famiglia che non coltivasse questo pomodoro e lo appendesse in cantina o in cucina, utilizzandolo soprattutto in inverno. Giallo, polpa soda, gusto forte, e ricette semplici che lo vedono protagonista.

L’incontro sul piennolo giallo presso la sede del Parco del Cilento

Il Crea Ort Pontecagnano grazie alla passione dell’agronoma Rosa Pepe, sta ora caratterizzando anche quest’altro ortaggio e facendo rete, ha coinvolto il Comitato dei Distretti Rurali e in rete, la Condotta Slow Food Gelbison, e quei pochi agricoltori che ancora lo coltivano. Il 4 maggio, presso la sede del Parco Nazionale del Cilento, ci si è incontrati per cercare di iniziare un percorso di rimessa in coltura. “Da un paio di anni lo stiamo studiando, valutandone le sue caratteristiche – spiega Rosa Pepe che di questa terra conosce gli usi e i costumi – ora spetta al territorio allargare la rete, rimetterlo in coltivazione e fare i primi test. Fa parte senz’altro della storia rurale di questa terra, delle sue origini, ma bisogna crederci e lavorare intorno a questo progetto”. “Dopo anni siamo riusciti ad approvare finalmente il regolamento dell’uso del logo del Parco del Cilento – spiega il presidente Tommaso Pellegrinopossiamo dare un maggior imput alle produzioni locali. Perché chi viene qui in vacanza, deve poter scegliere tutti i nostri prodotti, sapendo che fanno parte della storia di questa terra. E’ assurdo che ancora oggi ci siano strutture ricettive che non usano prodotti locali, c’è bisogno di una inversione di tendenza. Il piennolo giallo è tra quelle risorse da valorizzare”.

Assunta Niglio e Giovanna Voria, Condotta Slow Food Gelbison, con la marmellata di piennolo giallo e arance

E la pensa così anche la Condotta Slow Food Gelbison che con Assunta Niglio sta cercando di rivalutare le vecchie produzioni agricole, insieme a persone come Giovanna Voria dell’agriturismo Corbella che ha confezionato una marmellata con piennolo giallo e arance, e Gino Fedullo (agriturismo I Moresani). Tutti che stanno scommettendo sull’entroterra e la sua ricca storia che non contempla solo emigrazione ed abbandono, ma bensì voglia di riscatto e forti potenzialità. Ciò che da anni sta mettendo in risalto l’attività che si sta svolgendo intorno al Comitato dei Distretti rurali “Non è più tempo di aspettare – esorta la presidente Anna Pina Arcarooccorre fare rete tra le imprese e chi ha a cuore il proprio territorio, cercando di rimettere in piedi un’economia che da anni è ferma. Le competenze e le possibilità ci sono tutte, come il PSR 2014/2020. Questo incontro di concertazione serve per avviare un percorso fatto di sinergie ed energie comuni”. Ed è sull’energia positiva che un prodotto sano riesce a donare, che Graziana Santamaria, esperta di geo-bio energetica, pone l’accento nel suo intervento: “Il genius loci è un valore fondamentale che si fonde in modo perfetto sul concetto di eco-economia e benessere. Non c’è paragone tra ciò che viene coltivato qui e in posti come ad esempio la Pianura Padana. La terra, il sole, l’acqua, l’energia delle persone, sono un formidabile catalizzatore di energia vitale e positiva”. Ed un cibo sano riesce a trasmettere e a diventare “medicina” per il corpo.

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