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De Sanctis e il “Viaggio elettorale” nell’Irpinia di fine ‘800

Leggere oggi il racconto “Un viaggio elettorale” scritto dal critico letterario Francesco De Sanctis, nato nel 1817 a Morra Irpina (nel 1934 il comune cambierà nome in suo onore, chiamandosi Morra De Sanctis), è fare un viaggio nella storia sociale dell’Irpinia, tra strade impossibili, proprietari terrieri e masse contadine.

Tornato nelle sue terre d’origine dopo più di quarant’anni, in occasione delle elezioni del 1875, De Sanctis scrisse un puntuale documento sulle condizioni di vita della società meridionale dell’epoca. Nel bicentenario dello scrittore (1817-2017) che divenne anche Ministro della Pubblica Istruzione nel governo Pallavicino, il “Parco Letterario Francesco De Sanctis” che si occupa di promozione culturale del territorio – ripropone questo volumetto che si legge con interesse, anche grazie alla scrittura che non appare così “arcaica”, anzi è asciutta, concisa.

Un Viaggio Elettorale, il racconto di Francesco De Sanctis

Ancora oggi è di notevole utilità per la sua visione della politica. Una storia italiana molto più attuale di quanto indichi il calendario.

Quest’opera vide la luce nel 1876 e “nacque dall’esigenza di fissare sulla carta l’esperienza di viaggio scaturita dal difficile ballottaggio elettorale dell’anno precedente”. Costretto dalla necessità di raccogliere i voti decisivi per la vittoria, De Sanctis dovette inerpicarsi per gli aspri sentieri dell’Irpinia, scontrandosi con una realtà sociale ancorata a passate convinzioni e restia all’idea di progresso. Con quest’opera siamo di fronte a una pagina di storia del Mezzogiorno di sorprendente attualità. “Ubbidiamo alle prime ispirazioni che vengono dal cuore…” scriveva De Sanctis, quasi a giustificare questo suo racconto che alla vigilia di un difficile ballottaggio elettorale nel collegio di Lacedonia, lo conduce in strade impossibili, s’arrampica lungo sentieri di fango alla ricerca di paesi irraggiungibili, sommersi dalla pioggia e nascosti dalla nebbia. Il candidato al Parlamento Francesco De Sanctis, è il viaggiatore disincantato che cerca nelle remote terre dell’Alta Irpinia, poste tra la valle dell’Ofanto e il Vulture, di spiegare quanto sia necessario calare l’ideale nel reale, superare i mali e le esasperazioni dei regionalismi, causa di ‘guerricciole e gelosie che generano facilmente in pettegolezzi sulla stampa locale’, distruggere i partiti personali, e spingere le comunità e la gente onesta fuori dal fatalismo e verso un alto grado di educazione politica.

Prima tappa a Candela…Il luogo dove sono nato è Morra Irpino; ma la mia patria politica si stende da Rocchetta insino ad Aquilonia – scrive il critico letterario che sui suoi libri hanno studiato generazioni di lettori.

Morra De Sanctis, la casa natale di Francesco De Sanctis

I paesi visitati sono Rocchetta “la poetica”, Bisaccia “la gentile”, Calitri “la nebbiosa”, Andretta “la cavillosa”, poi è la volta di Morra, di San Severo, Avellino, e infine Sansevero. In questi paesi De Sanctis incontra diverse persone e si trova in varie situazioni. Ecco l’astiosa “Calitri la nebbiosa”, paese abitato da ricchissime famiglie ma con strade impraticabili. Scrive infatti: “Non conoscevo le case, ma quelle strade erano impresentabili, e danno del paese una cattiva impressione a chi giunge nuovo; le strade sono pel paese quello che il vestire è per l’uomo..”.

Qui ebbe De Sanctis un’accoglienza fredda e priva di qualsiasi ufficialità. Tanti gli aneddoti che vengono raccontati nel libro e che testimoniano le usanze dell’epoca. Il rapporto tra cittadini e “potere”.

Da Calitri la carrozza lo porta ad Andretta “la cavillosa”. A Rocchetta “la poetica”, De Sanctis ci parla della sua prima ex fidanzata, conducendoci così nella sua vita privata: rividi la Luisa, a cui ero stato fidanzato giovanissimo, ora madre felice di robusta e allegra prole. E buon per te le dissi, che non si fecero le nozze. Che vita avresti avuta appresso a me! Prigioni, esili e miseria. Tu hai avuto più giudizio di me, e ora sei ancora una rosa..”. E ritornandovi dopo una lunga assenza, a Morra trovò “antiche e prospere famiglie venute giù o spente, e molta gente nuova, e subiti guadagni, e contadini ricchi e fatti padroni, e talvolta i loro padroni servi loro. Premio al lavoro e castigo all’ozio”. Al De Sanctis non sfugge la vita politica del suo paese: “co’ nuovi tempi è sorta in Morra una gagliarda vita municipale, e in un decennio si è fatto più che in qualche secolo. Ma non posso dire che una vera vita civile vi sia iniziata. Veggo ancora per quelle vie venirmi tra gambe, come cani vaganti, una turba di monelli, cenciosi e oziosi, e mi addoloro che non ci sia ancora un asilo d’infanzia…Ancora regna l’usura e non c’è alcuna istituzione provvida che faciliti gl’istrumenti del lavoro e la coltura de’ campi e inoltre i rapporti tra “galantuomini e contadini” non sono buoni. E poi si abbandona di nuovi ai ricordi di quando era fanciullo. Nel Viaggio elettorale c’è il politico e lo scrittore De Sanctis. Scrive con taglio di tipo giornalistico. E’ rapido, lineare, efficace, asciutto. Ci fa conoscere il “modus” di quei tempi, che alla fine sembrano rimasti gli stessi: tra affermazione dell’identità personale e la tutela degli interessi locali. E chissà come avrebbe commentato il fatto che Morra, la sua città natia, ha il suo cognome impresso nella stessa sua storia.

MORRA DE SANCTIS E IL PALAZZO MOLINARI DONATO ALLA COLLETTIVITA’

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