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Fa scuola il giardino pensile di Gaetano Bruno a Torino ispirato alla Costiera amalfitana

Gaetano Bruno fa scuola: il suo tetto “verde”, un bosco verticale sui tetti di Torino fa proseliti in giro per il mondo. Lui, fisico elettrotecnico in pensione, originario della Costiera amalfitana, l’ha realizzato un po’ alla volta al sesto piano di un palazzo, più di quindici anni fa. Ora è diventato un elemento architettonico realizzato anche da “archistar” come Stefano Boeri. Ce ne sono sempre più in giro per il mondo. A Parigi ad esempio sta per nascere il primo “Bosco verticale”. Sarà realizzato nel Municipio di Villiers sur Marne, nel quadrante est dell’area metropolitana parigina. La Forêt Blanche, questo il nome del progetto firmato da Stefano Boeri Architetti e promosso dalla Compagnie de Phalsbourg, sarà una torre alta 54 metri con strutture interamente in legno.
Le facciate saranno ricoperte da 2000 tra alberi, arbusti e piante, con una superficie verde equivalente ad un ettaro di foresta, 10 volte la superficie del lotto su cui sorge l’edificio. L’orientamento ad est e a ovest consentirà il passaggio della luce solare tutto il giorno, dotando gli appartamenti di illuminazione e ventilazione naturale e di un eccezionale panorama sul paesaggio del centro di Parigi.

Gaetano Bruno sul suo giardino pensile a Torino

GAETANO BRUNO E IL SUO GIARDINO PENSILE NEL CUORE DI TORINO
(articolo pubblicato nel marzo 2011)

Il giardino pensile con più di 25 alberi rampicanti, ornamentali e da frutto, molti dei quali arrivano direttamente dalla Costiera amalfitana (come limoni, viti, e olivi), è al sesto piano di un palazzo al centro di Torino. Ortaggi e fiori, di cui ben 80 varietà di rose, compongono, come un mosaico, un unicum ambientale nel cuore del capoluogo piemontese. Cinque terrazze realizzate dal fervido ingegno di Gaetano Bruno, originario (per parte del padre Antonio) di Tramonti, fisico elettronico in pensione e con la passione per l’ambiente e per il fai-da-te, sono ora (l’invidia e) lo studio dei più importanti esperti progettisti e appassionati, che cercano di carpire i segreti di questo tetto verde metropolitano, che ha praticamente capovolto il concetto di “villa con giardino” e che è diventato un esempio pratico di come anche in città, e sopra un palazzo, si può dar vita a un piccolo terrazzamento in versione urbana.
In circa 150 metri è stato concretizzato così il concetto di “sviluppo sostenibile”: ambiente climaticamente isolato, tanto che le escursioni termiche sono sensibilmente contenute; assenza dell’impiego di prodotti chimici per l’agricoltura; depurazione dallo smog della città; riduzione dell’inquinamento acustico; riciclo di acqua piovana con l’abbattimento degli sprechi; uso di compost autoprodotto per il rinnovo della terra (residui delle coltivazioni e con gli scarti vegetali della cucina).
Gaetano Bruno, da meticoloso “ingegnere”, ha previsto ogni particolare: ha iniziato togliendo la copertura in eternit, poi, con l’ausilio del calcolo e del collaudo di architetti abilitati, ha dato vita un po’ alla volta al suo sogno e cioè quello di avere la campagna in città, con i profumi e i frutti della Costiera.
Non c’è angolo dove non ha studiato l’impatto tra terreno e piante coltivate. Non c’è fauna che non abbia trovato un habitat idoneo al suo sviluppo, diventando anche oasi di rifugio per molte varietà di uccelli. Nulla è stato fatto a caso.

Torino, una parte del giardino pensile di Gaetano Bruno

Le 5 terrazze sono collegate da scalini e situate a dislivelli – spiega Gaetano Bruno, che insieme alla compagna Nataliya ha dato vita e cura quotidianamente questo tetto verde – non solo per evitare la “monotonia” di una superficie piana, ma anche per “caratterizzare” meglio le funzioni e la flora”.
Infatti, sulle terrazze sono piantati oltre 25 alberi ornamentali, da frutto e rampicanti (viti, kiwi, peschi, albicocchi, un ciliegio, un prugno, un melo, olivi, un mandarino, un limone, una palma da datteri, salici bianchi), cespugli e arbusti da fiore e da frutto (oltre 30 varietà) e piante erbacee da ortaggio (piselli, patate, zucche, zucchini, fagiolini, pomodori, peperoni, peperoncini, agli, cipolle, basilico, insalata, rucola, spinaci, cetrioli, barbabietole rosse, verze e cavoli, prezzemolo, sedani, carote e fragole) oltre a tantissime piante ornamentali e da fiore (una coltivazione di tante specie è anche consentita da 2-3 turni all’anno).

Tutto il “ciclo naturale” viene puntualmente appuntato su un libro-diario, e spulciando gli anni di “produzione”, balza agli occhi un dato: sono stati raccolti negli anni 2006 e 2007, più di 300 kg annui di frutta e verdura.
E così parte del raccolto viene destinato alla preparazione di bibite, sciroppi, composte, sottaceti, pesto, marmellate, conserve, frutta secca, surgelati ed un buon vino (che i proprietari hanno chiamato: Le Terrazze).
Le terrazze sono individuate secondo i punti cardinali: quella a nord è coltivata essenzialmente a frutteto. Si coltivano anche piante che hanno come habitat ideale il sottobosco. Questo angolo è anche usato per sotterrare i residui vegetali e produrre tutto il compost necessario. In questo modo si evita lo smaltimento di rifiuti vegetali e di importare – con nuova terra – germi, malattie e parassiti delle piante.
La terrazza est è l’unica senza terra (vi sono solo vasi) ed è caratterizzata da un gazebo e dall’essere ombreggiata da un grande albicocco che consente un gradevole relax.
La terrazza orto, è quasi centrale ed è posta al livello più alto, è circondata da un’armoniosa e multicolore mescolanza di piante da fiore.
La terrazza sud, per consentire il maggiore possibile raffrescamento estivo, è la più ricca di alberi (alcuni superano i 7-8 metri) ed è dotata di pergolati orizzontali e verticali (kiwi e viti con uva bianca e nera). In questo modo in estate si ha l’ombra, mentre tra novembre e aprile i raggi solari filtrano abbondanti e stimolano la fioritura di bulbose, piante da sottobosco e tante rose.

La vista dal terrazzo pensile nel cuore di Torino

Una casetta, dotata di cucina completa e di barbecue, ed un’area ellittica piastrellata consentono durante la bella stagione, di pranzare e cenare sotto un pergolato di viti, forsizie, rose rampicanti e lamponi. Il relax è anche assicurato dagli uccelli (merli, cincie, pettirossi, ecc.).
Alcuni di essi nidificano e trovano rifugi, mangiatoie, una speciale casetta e tanta frutta fresca da “saccheggiare” da giugno ad ottobre, mentre usano un laghetto per abbeverarsi e bagnarsi.
Il mormorio di una piccola cascata e le evoluzioni dei pesci nel laghetto contribuiscono a creare l’ambientazione giusta: vedi i tetti della città, ma è come stare in campagna.
Questa è anche la “terrazza della memoria” in ricordo della mamma che Gaetano ha perso in tenera età.
Intenzionalmente è stato dato alla casetta uno stile quasi alpino – racconta Gaetano – e molte piante e alberi derivano dalla casa di campagna degli avi o da zone limitrofe, dove mia mamma, allora ragazza amava passare le vacanze estive.”
Due lunghe panchine in cotto, segnano gran parte del perimetro dell’ellissi da nord a sud e, metaforicamente simboleggiano nel tempo due braccia protese e con esse l’abbraccio meraviglioso tra il nord ed il sud.
La terrazza ovest è invece adibita a solarium ed è, forse, la più scenografica di tutte. Riecheggia (per la ricchissima vegetazione mediterranea) – molte piante vengono direttamente dalla Costiera amalfitana, dalla Penisola sorrentina e dall’isola di Capri – , per l’uso esteso e la varietà di ceramiche e piastrelle di Vietri sul Mare, per la realizzazione di una serie di archi e di pergolati ombrosi, la Costiera Amalfitana, terra di origine del papà del progettista/proprietario.
E così ci si trova dinanzi anche ad un “capolavoro emozionale”: una sorta di viaggio in un luogo che non conosce distanze e tempi.
È forse proprio questo il motivo intimo del perché Gaetano Bruno ha voluto trapiantare questo pezzetto di Costiera in Piemonte, così lontano per caratteristiche ambientali e morfologiche.
La passione di quest’uomo, unita a buone dosi di applicazione ed impegno, ha dimostrato come un’idea possa essere realizzata se alla base vi sia la competenza, ma anche tanta costanza.
E come l’amore per la natura non conosce altezze e latitudini.

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