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Dalla Costiera amalfitana a Sumy per capire meglio le migrazioni

I giovani europei vogliono aiutare i richiedenti asilo, ma spesso non si trova il modo d’approcciarli perché non si riesce a capire la loro realtà e i loro problemi.
Dopo una settimana di partecipazione (dal 12 al 19 gennaio) al progetto “Learning to Live Together” svoltosi a Sumy, piccola città nel nord est dell’Ucraina, abbiamo capito che per risolvere questo “ostacolo” ci vuole immaginazione ed empatia. Le attività svolte dalle organizzazioni provenienti da 10 paesi diversi – Armenia, Bielorussia, Repubblica Ceca, Georgia, Germania, Grecia, Italia, Moldavia, Romania, Ucraina – hanno trattato la problematica dei migranti in Europa e l’uso dei simulation games con la finalità di prepararci per l’accoglienza dei richiedenti asilo nei nostri paesi.

I partecipanti al training course a Sumy, Ucraina

Era la prima volta che come Associazione Acarbio partecipavamo dalla Costiera amalfitana (Tramonti) in un progetto del genere ed anche in un nuovo paese mai visitato, con una cultura molto diversa (lingua, abitudini, gastronomia, ecc). Nonostante ciò, l’adattamento è stato sorprendetemente facile.
Dall’inizio si è creata una bella atmosfera ed abbiamo lavorato insieme sulle difficoltà dei richiedenti asilo per inserirsi nel mercato del lavoro, per ottenere i loro status di rifugiati o per adattarsi alle culture dei paesi d’accoglienza.

“Learning to Live Together” a Sumy

La metodologia per conoscere meglio queste collettività è stata quella dei simulation games, che sono delle rappresentazioni fedeli alla realtà che si performano attraverso diversi ruoli per simulare quelli che sarebbero i problemi veri dei migranti. Così ci siamo messi nei loro panni attraverso cinque giochi che abbiamo creato e performato tra tutti noi.

Il team di Acarbio a Sumy, Ucraina

Anche se il training ha occupato grande parte del nostro tempo, abbiamo anche avuto tante occasioni per divertirci, dove non sono mancate interessanti chiacchiere interculturali, giochi di tavola o puzzles, chitarre e concerti. In questo modo siamo stati sommersi in un ambiente di una grande ricchezza e tolleranza culturale, sia nei momenti di ozio che di training.
E così abbiamo allargato il nostro network professionale con altre organizzazioni internazionali. Speriamo, ora che abbiamo appreso anche una “metodologia” sull’argomento, di poter contribuire ad aiutare i migranti della nostra regione e costruire una Campania meno discriminante e più inclusiva.

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