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Costiera amalfitana, il dopo incendi mette paura. Associazioni a raccolta ad Amalfi

Un’estate torrida. Siccità che non si vedeva da decenni. Incendi che hanno funestato intere aree. Le associazioni della Costiera amalfitana cercano di fare un bilancio di tutto ciò che è accaduto in questi mesi estivi e di proporre iniziative per scongiurare altre catastrofi. La chiamata alla “mobilitazione” arriva dal Centro di Cultura e Storia amalfitana. Lunedì 11 settembre, ore 17, presso la Biblioteca comunale di Amalfi, Ermelinda Di Lieto ha invitato a “far sentire la nostra voce su fatti così gravi – scrive nella lettera di invito – e valutare proposte e iniziative da assumere direttamente e da suggerire ad istituzioni ed autorità competenti del settore”. Intanto Gioacchino Di Martino, storico ambientalista e vice presidente del Centro di Cultura, è andato sui luoghi degli incendi per un primo sopralluogo. “E’ drammatico quello che è successo – racconta Gioacchino, che è anche una memoria storica del territorio – dobbiamo andare indietro al 1985 quando fu l’anno più nero per gli incendi. Questo 2017 lo eguaglia e forse lo supera in centinaia di ettari bruciati”.

Un cartello con “Basta incendi” esposto durante il flash mobile di Make it blue a Minori

Intanto il dopo-incendi inizia a preoccupare. Se già solo con una mezza giornata di pioggia (arrivata dopo cinque mesi di assenza) si sono avuti i primi smottamenti e il mare e i fiumi si sono colorati di una schiuma grigia (la cenere arrivata dalle montagne bruciate), c’è davvero da temere. Dopo sette anni dall’alluvione di Atrani (il 10 settembre 2010), poche sono ancora le opere di prevenzione realizzate sull’intero territorio. Ancora in molti valloni c’è accumulato di tutto. Ed ora che l’assetto naturale della Costiera amalfitana è ancora più fragile, non c’è da dormire sonni tranquilli.

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