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Costiera amalfitana, dopo gli incendi la paura alluvione. Le associazioni: “Preveniamo le emergenze”

Dalla paura degli incendi al timore del diluvio. Per la Costiera amalfitana sono mesi di grandi apprensioni, dopo un’estate di fuoco. Il Centro di Cultura e Storia Amalfitana ha così chiamato a raccolta tutte le associazioni del territorio per l’11 settembre, per dire basta a un meccanismo perverso che collega soldi pubblici al numero e all’estensione degli incendi e per cercare di attivare una sensibilizzazione verso la “prevenzione”.

Presenti: WWF Terre del Tirreno, Acarbio, Club per l’Unesco di Amalfi e di Ravello, Fai sezione Salerno, Posidonia, Consorzio IGP Costa d’Amalfi, la Feluca, Free Ramblers Amalfi, comitato Basta Incendi che hanno posto le basi per un primo lavoro che diventerà un documento comune che (si spera) condivideranno tutte le associazioni anche a livello nazionale. “Occorre fermare la spirale di un meccanismo perverso che collega soldi pubblici al numero e all’estensione degli incendi – ha sottolineato Gioacchino Di Martino, vice presidente del Centro di Cultura e storia amalfitana e socio fondatore del Club per l’Unesco di Amalfi – da anni, già come wwf abbiamo fatto denunce e proposte, ma siamo di nuovo qui con lo stesso problema anche aggravato. Perché quest’anno la vastità degli incendi ha superato pure gli ettari bruciati nel 1985, annata che è stata devastante”.

L’incontro tra le associazioni della Costiera amalfitana

Nel mentre ci si incontrava nella Biblioteca comunale di Amalfi, la forte perturbazione meteo ha mostrato subito tutta l’aumentata fragilità del territorio. Il fiume Reghinna Major è ingrossato, diventato nero (a causa della cenere che ora sta scendendo a valle) e minaccioso. Ha voluto quasi mostrare a tutti il danno che il territorio ha subito durante i continui assalti dei piromani. Presente anche il wwf Terre del Tirreno con il suo presidente, Claudio d’Esposito, che combatte da anni in difesa non solo della Penisola Sorrentina: “Occorre fare fronte comune – ha sottolineato d’Esposito – perché c’è anche uno Stato assente e incapace. Con il Decreto Madia il settore emergenza è diventato uno “spezzatino” dove non ci sono neanche più i “vecchi” forestali, ora andati a confluire chi nei carabinieri e chi nei pompieri. Intanto si continua a cacciare, a tagliare alberi. E’ una vera emergenza”. Ma quali sono i dati reali degli incendi e dello spegnimento? Chi trae beneficio nella devastazione di un’intera area già fragile? Appena spento l’ultimo focolaio inizia un potenziale rischio idrogeologico per i cittadini che vivono alla base dei versanti devastati dal fuoco: sul suolo, al posto del bosco, rimangono frammenti di alberi bruciacchiati e la cenere che “impermeabilizza” la superficie. Occorre essere coscienti di tutto ciò e prevenire altre catastrofi che il territorio ha già vissuto. Ricordare alle amministrazioni comunali l’importanza della prevenzione e del controllo. Un impegno preso da parte delle associazioni: redigere un documento comune con dati e proposte. Il prossimo appuntamento sarà quello operativo: “Perché uniti si può ancora sperare e vincere questa battaglia”.

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