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Ci lascia Mario Carotenuto, nella sua pittura il canto della Costiera amalfitana

Quando un artista va via dalla vita terrena non è mai davvero “partito”. Lascia le sue impronte, i suoi ricordi, ovunque. E così sarà per Mario Carotenuto, morto all’età di 95 anni. Nel suo “volo” l’ha accompagnato la “tramontana”, in un pomeriggio (del 24 ottobre) quando questo vento freddo batteva forte dinanzi agli usci delle case della Costiera amalfitana. Era, forse, anche il suo luogo natio a volerlo abbracciare così, in questo modo. Con un lungo soffio di eterno. Proprio a lui che ha immortalato la semplicità della sua gente, la bellezza della ruralità, dedicando un vero e proprio ciclo pittorico alle stagioni che cadenzano il ritmo lento di questi luoghi.
Nato a Tramonti il 4 settembre 1922 – il padre musicista era originario di questa terra – ha trascorso la sua fanciullezza ad Angri. Poi gli anni del Liceo a Nocera Inferiore e il diploma del Liceo Artistico, alcuni anni alla Facoltà di Lettere, fino ad arrivare all’Accademia di Belle Arti di Napoli, anche se poi non l’ha mai terminata.

Mario Carotenuto: l’artista che sapeva dipingere e raccontare

Non ho potuto completare l’Accademia – dirà il maestro nella sua solita schiettezza che l’ha sempre contraddistinto – perché avevo bisogno di insegnare per poter mangiare. Così ho continuato a studiare da solo, seguendo due indirizzi: cercare di trovare uno stile tutto mio, personale, non influenzato dalla scuola pittorica, e non accodarmi alle mode e alle tendenze del tempo. Questo è stato il mio pregio e il mio difetto”.

La sua prima mostra arriverà nel 1953 in via dei Mercanti a Salerno, città che l’ha accolto e fatto sentire sempre a casa, tanto da decidere di vivere qui nel centro storico per buona parte dell’anno. Per poi trasferirsi ogni estate a Minori come “buen retiro“, altro luogo dove ha ispirato le sue più belle tele dedicate al mare e alla bellezza mediterranea della Costiera. I suoi quadri sono stati esposti nelle più importanti gallerie di Milano e Roma. La Galleria Il Catalogo di Lelio Schiavone era invece il suo “ritrovo”, dove tante sue opere hanno visto la prima apparizione pubblica. Dietro ad ogni vernissage c’era quasi sempre un lavoro di squadra. Il più delle volte fatto insieme al critico Massimo Bignardi, al grafico Ernesto Manzolillo, al nipote Amedeo Ternullo, all’amico Franco Silvestri, che hanno seguito i suoi lavori fino all’ultimo istante. Ultima apparizione pubblica è stata il 12 ottobre con una mostra dedicata ai suoi 95 anni (“Autoritratto degli anni Settanta”) con un catalogo curato proprio da Bignardi e Manzolillo.

Nel presepe di Mario Carotenuto c’è anche il suo amico Alfonso Gatto

La sua “grande opera” rimarrà per sempre il suo amato “Presepe Dipinto” inaugurato nel 1982 e conservato nella sala S. Lazzaro del Duomo di Salerno che rappresenta un patrimonio di grande valore artistico. L’idea nacque dal suo ex allievo Peppe Natella (morto nel dicembre 2015) e fu subito un grande successo perché, oltre alla bellezza in sé viene raccontata la gente del quartiere che gravita intorno al centro storico di Salerno. L’artista nei suoi oltre 100 pezzi, tutti sagomati e dipinti a grandezza naturale, ha raffigurato l’umile e il personaggio importante. Li ha “integrati” nel suo presepe originale, senza distinzioni, proprio come fa una comunità sana e solidale. Oltre al suo carattere originale, l’opera ha un grande significato anche narrativo con ad esempio il gruppo di contadini che con mani tese, vicino al fuoco, ascolta il racconto della nascita di Gesù Bambino. Hanno scritto di lui alcuni dei più importanti critici italiani come Alberico Sala, Carlo Munari, Dino Buzzati. Era amico di Alfonso Gatto: “Un amico vero, uno che non si dava arie e che sapeva ascoltare” dirà di lui Carotenuto. Ha frequentato anche artisti come Guttuso, Mafai, Omiccioli, Vespignani, Attardi, Tomea. Carotenuto è sempre stato aperto con la società, vicino a tante iniziative culturali. E’ stato per anni anche “direttore artistico” del cartaceo di E’Costiera ad iniziare con la direzione di Sigismondo Nastri: un modo per aiutare un progetto editoriale a sopravvivere fin quando non è arrivata l’era dell’online. Con i suoi scritti ha raccontato, anche su questa testata, in modo arguto, colto e intelligente (aspetti che l’hanno sempre contraddistinto) tanti aneddoti e storie (che cercheremo di “recuperare”).

Una raffigurazione del Presepe Dipinto di Carotenuto

E sono tanti i quadri che raffigurano la sensibilità umana ed artistica di Carotenuto come quelli che si possono ammirare nell’aula consiliare di Tramonti. Qui è tutto racchiuso un concentrato del suo mondo d’origine, umile e vero: la terra, i volti dei contadini, la bellezza delle donne nonostante la fatica fisica e i tempi grami, i frutti del raccolto. Dirà si sé: “Sono un pittore figurativo, realista, un po’ nostalgico, non catalogabile in nessuna scuola. Sono un cane sciolto, senza padroni, un artista che crede ancora che la figura possa dire tutto e che ama i colori e i pennelli”.
Lo scorso anno ha lasciato la sua traccia indelebile anche sui muri delle Fornelle, nel progetto “Muri d’autore” della Fondazione Gatto. In Vicolo degli amalfitani, all’angolo con i gradini Masaniello, scelse personalmente il muro dove dipingere la sua Costiera amalfitana. Un ennesimo atto di amore per la sua terra che non lo dimenticherà. Noi tutti non lo dimenticheremo. Ed ogni volta che vedremo una farfalla volare (simbolo della caducità a cui lui era molto legato) penseremo a lui e ai suoi tanti “messaggi” che ci ha donato.

Ciao maestro caro.

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