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Campania, con la pioggia e l’assenza di prevenzione, ritorna la paura anche a Positano

L’estate di fuoco, anno 2017, sta un po’ alla volta riportando la paura sui territori disboscati dagli incendi criminali. Questa volta non sono le fiamme, ma è l’acqua a mettere i brividi con le sue colate di fango lungo i comuni del vesuviano, dei Monti Lattari e della Costiera amalfitana. Positano, comune che ha registrato i più alti incendi, si è fatta trovare impreparata con un’assenza di controlli, una mancanza seria e concreta di prevenzione e di monitoraggio, nonostante gli appelli, gli incontri pubblici promossi delle associazioni ambientaliste, che mal vengono digeriti dalla politica.

La Spiaggia Grande di Positano dopo la forte pioggia del 6 novembre

E’ come se l’esperienza e il passato nulla avesse insegnato in Costa d’Amalfi, dove si pensa più ai fasti della lunga “ricreazione” estiva, che alla concretezza quotidiana legata alla tutela del territorio lungo tutto l’anno. La forte pioggia di lunedì 6 novembre (era stata diramata l’allerta meteo), ha fatto precipitare dalle montagne fin giù la spiaggia Grande, fango e rifiuti accumulati lungo i valloni. La Statale 163 è stata per ore impraticabile anche per i grossi autobus, costretti a fermarsi dinanzi ad un “muro” d’acqua. Dalle immagini condivise sui social, la situazione è apparsa in tutta la gravità. Le stradine che attraversano i quartieri di Positano, si sono tramutate in cascate dove a scendere non era solo acqua, ma anche oggetti abbandonati, rifiuti, che si sono scaraventati con furia fin giù la spiaggia. Il Vallone Mulini è invaso da detriti di ogni genere provenienti da discariche abusive. E sono stati gli “uomini di mare” che presidiano quotidianamente la spiaggia, a tentare il più possibile di togliere ogni ostacolo che potesse causare ancora di più l’effetto diga. I danni ci sono, ma potevano essere ancora più devastanti e soprattutto causare la perdita di vite umane come accade ad Atrani nel 2010 con la morte della giovane Francesca Mansi.

La zona della “movida” di Positano dopo la forte pioggia

Nella nostra regione, così come in gran parte d’Italia, la responsabilità dei danni, della melma e del fango che mettono a repentaglio vite umane e mettono a rischio case e strade, va ricercato nell’ assenza di controlli – denuncia Legambiente Campanianella mancanza di una seria e concreta politica di prevenzione”.

In Campania – denuncia Legambiente – sono 504 (oltre l’91% del totale) le amministrazioni comunali in cui sono presenti aree a pericolosità da frana e aree a pericolosità idraulica per una superficie complessiva di 3338,2 kmq corrispondente al 24,4% dell’intera regione.

Si stima che solo a Napoli oltre 100.000 cittadini si trovano ogni giorno in zone esposte al pericolo di frane o alluvioni.

Con oltre 1,1 miliardi di euro di danni al patrimonio pubblico e privato, la Campania è la regione italiana che paga prezzo più alto agli effetti del cambiamento climatico tra alluvioni, frane ed esondazioni relativo al quadriennio 2013-2106.

La gestione accurata e sistematica del territorio e la formazione e informazione ai cittadini sui comportamenti da tenere in caso di frane e alluvioni, devono essere una priorità politica. Piuttosto che rassegnarsi alle tragedie annunciate – commenta Giancarlo Chiavazzo, responsabile scientifico Legambiente Campania – serve dunque muoversi su due fronti. Il primo, con efficacia immediata, a costi  sostenibili  e attuabile in tutte le aree a rischio, in grado di far salve le vite umane, consistente nella messa a regime di sistemi di previsione, allerta e allontanamento, attraverso presidi territoriali, piani di prevenzione, informazione/addestramento delle comunità coinvolte. Il secondo, di tipo strutturale con efficacia nel medio-lungo termine, con costi da programmare nel tempo, a valle di una seria pianificazione, prevedendo prioritariamente la delocalizzazione delle strutture a rischio”.

Nei diversi comuni, ad esempio della Costiera amalfitana, cosa si sa dei piani di Protezione Civile? Quale comportamento bisogna avere in caso di eventi come quelli verificatesi a Positano? Per ora, in attesa che le amministrazioni comunali si facciano “sentire”, è meglio rinchiudersi in casa e sperare che “adda passà a nuttata

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