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Campania: castagneti, c’è allarme vespa cinese. Task force per lotta biologica

In Campania è lotta aperta anche alla vespa cinese. Il Dryocosmus kuriphilus ( il suo nome scientifico) provoca danni enormi a interi castagneti minando l’economia di aree come l’Irpinia, le aree montane del salernitano come Scala e Tramonti in Costiera amalfitana. E sta diventando una vera e propria piaga in tutta Italia. Infatti si è estesa da nord a sud perchè l’insetto è presente in tutte le aree di produzione del castagno del nostro Paese. Il settore agricoltura della Regione Campania, con l’assessore Vito Amendolara, e le diverse Comunità Montane hanno messo in piedi una specie di task force permanente con il monitoraggio del CNR, con l’obiettivo di arginare gli effetti devastanti del cinipide del castagno.

“Intere zone rischiano di veder crollare l’unica fonte di economia – ci dichiara un agricoltore che possiede un castagneto in Costiera amalfitana – e bisogna allertare tutti perchè questo parassita si presenta tra giugno e luglio e bisogna agire tempestivamente altrimenti le piante muoiono e molti di noi non hanno altro reddito se non quello derivato dalle castagne, oltre a minare l’aspetto stesso del territorio”.

Castagni colpiti da cinipide

In Italia e in Europa l’insetto è stato segnalato per la prima volta nel 2002 in Piemonte mentre attualmente in Italia è presente in quasi tutti gli areali castanicoli, dalla Valle D’Aosta alla Sicilia. Attualmente sembra che la Campania sia una delle regioni meno attaccate dall’insetto, ma sembra solo questione di tempo.
E’ importante quindi focalizzarsi sugli studi scientifici fatti fino ad ora e sperimentare strumenti indispensabili per risolvere radicalmente i problemi del cinipide del castagno. L’obiettivo della Coldiretti, della Cia e della Confagricoltura e degli assessori provinciali all’agricoltura sembra quindi essere puntato sul progetto “Ottimizzazione della produzione (massale) di Torymus sinensis per il controllo del cinipide galligeno del castagno” che dovrebbe portare in tempi strettissimi ad ottenere una serie di biofabbriche che producano l’antagonista del cinipide. L’uso del Torymus sinensis – insetto parassitoide – alla lotta biologica ha dato ottimi risultati in Emilia-Romagna dove un castagneto di Carpineti è divenuto una vera e propria “biofabbrica naturale” di questo insetto utile che potrà produrre altri insetti. “Abbiamo esaminato nel dettaglio le problematiche derivanti dalla diffusione del cinipide – ha dichiarato l’assessore Vito Amendolaraassumendo l’impegno di pianificare una strategia adatta alla problematica. Come prima azione avremo un incontro al Ministero per delineare le strategie normative ed economiche per affrontare in maniera decisa l’emergenza. Questo problema non è da sottovalutare se consideriamo, come effetto collaterale non secondario,  l’enorme danno sull’impatto idrologico nel caso di abbandono di castagneti contaminati”.

Il Dryocosmus kuriphilus è soggetto a lotta obbligatoria (D.M.30 ottobre 2007) in quanto attacca il castagno, induce la formazione di “galle ”, che deturpano le foglie e gli organi fiorali compromettendo lo sviluppo dei germogli colpiti provocando una drastica diminuzione dei frutti, forti riduzioni dell’accrescimento della massa legnosa e il deperimento delle piante colpite, che possono giungere, nei casi più estremi, specie nelle piante giovani, alla morte con gravi ripercussioni economiche e paesaggistiche. Un’altra “battaglia” da dover vincere a tutti i costi se non si vuol veder perso un altro importante pezzo di intere aree agricole.

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