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Aumenta la povertà in Campania e peggiora in tutta Italia

Con il 49,8 per cento della popolazione nella fascia di rischio povertà, la Campania è la seconda peggior regione d’Italia: almeno 3 milioni di persone sono indigenti o a rischio di esclusione sociale.

Secondo gli ultimi dati Istat, le cose vanno ovviamente meglio in Valle d’Aosta (13,5), Emilia Romagna (15,7) Veneto (15,8) con una media italiana di rischio del 29,9 per cento che non è certo incoraggiante: è di 5,1 punti percentuali più elevato rispetto a quello medio europeo pari al 24,8 per cento. Il cosiddetto “rischio di povertà” viene calcolato sui redditi 2011 ricavati dalla somma dei redditi della famiglia divisi per il numero dei componenti, e la bassa intensità di lavoroLa situazione tende a peggiorare in tutta Italia, ma in Campania, insieme alla Sicilia è ancora peggio. E questa situazione non è omogenea nel Paese: il Sud va sempre peggio del Nord. Il reddito medio delle famiglie che vivono nel Mezzogiorno è pari al 73 per cento di quello delle famiglie residenti al Nord; per il Centro il valore sale al 96 per cento. I redditi più bassi si trovano in Sicilia, Basilicata, Calabria, Campania e Molise. La povertà non sfugge ai misuratori ufficiali, alle statistiche sui redditi e sul Pil pro capite: c’è, esiste, con tutto il suo drammatico carico di sofferenze. Ma ci si è mai interrogati su quanto incida il sommerso su questa fascia di popolazione? Le statistiche raccontano anche come ci sia un giro di affari illegale che è anche economicamente paragonabile allo spaccio della droga e come questa crea le illusioni di un progresso individuale o di gruppo che in realtà non poggia su alcuna fondamenta. È sospeso nel vuoto, drenando risorse che lo Stato dovrebbe investire sui giovani, sui meriti, sulle competenze di chi ha studiato e vorrebbe lavorare.

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