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Atrani: pluviometri nei punti giusti per un allarme alluvione immediato

Un fatalismo da “scongiurare” a favore di una consapevolezza dell’esistenza di criticità del dissesto idrogeologico esistente ancora ad Atrani e in tutta la Costiera amalfitana. E una necessità di pluviometri da collocare dove servono, oltre ad un coordinamento più efficace tra i volontari dei nuclei di Protezione Civile. Ad Atrani, nella sala della Casa della Cultura, giovedì (29 settembre), è stato focalizzato ciò che è stato fatto dopo l’alluvione del 2010, e cosa ancora resta da fare. La terza edizione del Premio ambiente dedicato a Francesca Mansi, che a 25 anni ha perso la vita perché nessuno ha riconosciuto in quella sera del 9 settembre il pericolo di una forte pioggia battente (una “bomba d’acqua”), è stata l’occasione per evidenziare “i rischi, la prevenzione, le criticità” ancora esistenti, nonostante i lavori realizzati dall’Arcadis (Agenzia Regionale Campania Difesa Suolo) per un importo di 1 milione e 195 mila euro.

SCONGIURARE IL FATALISMO

Scongiurare il fatalismo dei cittadini è un fattore importante per renderci tutti più consapevoli – dice alla platea il sindaco Luciano de Rosa Laderchiin questi sei anni abbiamo sicuramente fatto dei passi avanti per quanto riguarda il sistema di allerta con trasmissioni dati su banda digitale che emette segnali audio; la segnaletica delle vie di fuga; l’elaborazione del Piano comunale di emergenza, ma ora occorrerà concentrarci anche sulle esercitazioni di prova evacuazioni. Atrani è inserita nella zona 3 di allerta, ma è un’area molto vasta che comprende anche molti altri comuni, abbiamo bisogno di restringere il campo e di dotarci di altri pluviometri dove possiamo controllare anche direttamente l’evolversi dei fenomeni”. E poi il problema della continua “manutenzione” delle briglie frangicolate e a pettine realizzate nel dopo alluvione: “Si riempiono di continuo e siamo sempre con il problema di ripulirle, di chi deve farlo e dei fondi da recuperare”. Cioè 36 mila euro ogni volta per la manutenzione ordinaria.

ABBATTERE I CAMPANILISMI

 A rafforzare questi punti di criticità ci pensa anche l’ex primo cittadino di Cetara: “Cerchiamo di abbattere i campanilismi almeno nell’ambito della Protezione Civile – afferma Secondo Squizzato che nei suoi due mandati ha dato prova di massima attenzione al problema – e poi la storia delle competenze è kafkiana, con continui scaricabarile, tanto di chi è la colpa? E’ sempre dei sindaci che rimangono in una solitudine sconfortante. Purtroppo la bellezza di questo territorio è anche la nostra prigione: cerchiamo di rendere  i cittadini sempre più consapevoli dei rischi prima che si presenta un evento calamitoso. In quella stessa sera del 9 settembre, lo stesso fenomeno si presentò a Cetara: stessa acqua intensa, ma siamo riusciti a non avere danni grazie alla manutenzione e alla pulizia fatta e ad un miglioramento della situazione lungo il fiume Canneto. La prevenzione è essenziale”.

SISTEMA DI ALLARME IDROGEOLOGICO IMMEDIATO CON PLUVIOMETRI IN PUNTI CHIAVE

Nella sera del 9 settembre nel torrente Dragone in poche ore precipitarono da 1 a 1,4 milioni di metri cubi di acqua in un’area interessata negli ultimi anni da incendi boschivi e da accumulo di materiali sversati abusivamente. “Occorre un intervento sinergico con la Regione che attivi un sistema in grado di individuare sul nascere un nubifragio dall’inizio – afferma il geologo Franco Ortolani, che conosce bene questi fenomeni avendoli studiati sul campo in tutta Italia –  nell’alluvione del 2010, passarono almeno 40 minuti di tempo tra l’inizio dell’evento piovoso tipo nubifragio rilasciato dal cumulo nembo e l’arrivo dell’onda di piena in via dei Dogi, e 40 minuti sono più che sufficienti trattandosi di una unica strada lungo tutto il paese”. Ortolani da studioso di dissesti idrogeologici sa quanto sia importante la sicurezza dei cittadini attraverso un “sistema di allarme idrogeologico immediato di bacino idrografico con la sistemazione adeguata degli alvei e dei sistemi di allarmi idrogeologici immediati. L’area che è interessata dal percorso dei cumulo nembi (ampia da 5 a circa 10 km) può essere individuata quando questi ultimi iniziano a rilasciare la pioggia intensa tipo nubifragio – spiega il geologo che ha insegnato all’Università Federico II di Napoli dal 1980 al 2013 – e se ci sono pluviometri opportunamente tarati e distribuiti a maglia stretta può essere delineata la fascia entro la quale i cumulo nembi si stanno spostando. Ed è questo il momento di lanciare l’Allarme Idrogeologico Immediato”.

UN’AREA DEVASTATA DAGLI INCENDI DIVENTA PERICOLOSA

La copertura boschiva rappresenta per un territorio un importante mitigatore degli impatti e quando un’area viene devastata dagli incendi diventa un moltiplicatore dei rischi: “La cenere impermeabilizza il suolo – spiega Ortolani e in occasione di eventi intensi l’acqua provoca colate detritiche”.

Quindi la prevenzione contro gli incendi diventa un fattore importante, come da anni sta sottolineando Gioacchino Di Martino, storico ambientalista e da sempre in prima linea: “Con il Centro di Cultura e Storia amalfitana – afferma Di Martino – abbiamo proposto alle varie amministrazioni comunali un sistema di controllo attraverso telecamere lungo i diversi versanti, per ora nessuno ha risposto al nostro appello”.  

L’IMPORTANZA DELL’EDUCAZIONE AMBIENTALE NELLE SCUOLE

Il Premio “Francesca Mansi per l’ambiente” entra nelle scuole della Costiera amalfitana con l’obiettivo di sensibilizzare maggiormente i ragazzi, grazie anche alla sensibilità dei dirigenti scolastici e degli insegnanti: “Le scuole della Costiera amalfitana da anni lavorano attivamente su questi temi – spiega Michela Manzoni, ex preside in vari istituti della Costiera e responsabile del settore educazione di Italia Nostra Salerno – La prima forma di tutela è la conoscenza. Si può tutelare ciò che si conosce e che si ama. Il compito arduo della scuola è promuovere la conoscenza e alimentare l’amore per il proprio territorio, e il paesaggio è anche scenario di vita e di affetti come testimonia una poesia che ci ha particolarmente colpito, scritta da Sonia che frequenta la V B di Tramonti e parla di questo suo paese e dell’amore per la natura. La prossima edizione avrà ancora come titolo “La Gaia Costiera” – sottolinea Manzoni, tra le responsabili del Premio – e vogliamo invogliare gli insegnanti a fare lezioni all’aperto perché riteniamo che bisogna salvare mondi scomparsi, narrazioni perdute, conoscenze tradizionali e fare in modo anche che il tema della Protezione Civile sia materia di studio”.  La presenza tra i relatori di Luisa Patrizia Milo, presidente della Rete delle scuole della Costiera amalfitana, vuole ancora di più consolidare un legame tra scuole e società civile: “ Abbiamo accolto con grande entusiasmo già dalla prima edizione questo Premio – afferma Milo – convinti più che mai che gli alunni vadano incentivati ad occuparsi del proprio territorio e di guardare con occhi attenti ciò che li circonda. Vogliamo anche che ci sia più coesione tra scuola e istituzioni del territorio e che gli studenti conoscano sempre più dove vivono e le problematicità da affrontare così da essere cittadini attivi e consapevoli”.

IL MONDO DEL VOLONTARIATO

Occorre anche più vicinanza tra il mondo del volontariato – i vari gruppi di Protezione Civile – e le istituzioni. “Ogni tanto ci basta ricevere anche solo un grazie – afferma Antonio Acunto presidente della Pubblica Assistenza Millenium Amalfi – giusto per ripagarci di tante notti insonni e del pericolo che affrontiamo in ogni emergenza. Siamo spesse volte anche gli intermediari tra i sindaci e i cittadini che chiedono risposte. Tanto ancora c’è da fare come avere una maggiore organizzazione tra i vari gruppi di volontari, ma anche molto è stato fatto. Le esercitazioni sono importanti proprio per non essere impreparati e lasciare fare al caso”.

Presente tra il pubblico anche Alfonso Andria, già senatore della Repubblica: ha ripercorso gli anni della sua presidenza alla Provincia di Salerno in quei momenti che videro Atrani sconvolta dall’alluvione. “C’è un disordine normativo – ha sottolineato poi Andria – dove non si sa chi fa che cosa.  Da parlamentare sono stato tra i primi firmatari di una disegno di legge che metteva ordine a tutto ciò, poi la legislatura è finita ed ora è ricominciato di nuovo l’iter, spero che ora vada a buon fine”. Tra gli atranesi presenti, anche Rosario Di Pino per anni colonna portante del Comitato “S.O.S. Torrente Dragone”  (costituitosi nel 2003) e che ha prodotto decine di denunce e dossier sul rischio che corre la popolazione: “Il nostro comitato si è sciolto – spiega Di Pino – non per disinteresse verso il problema, ma perché ora parte dello stesso Comitato ha responsabilità nell’amministrazione comunale. Siamo però coscienti dei problemi irrisolti che ci sono ancora tuttora”.

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