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Amalfi nei cinegiornali Luce, quando la notizia è propaganda

Il tono è quello enfatico di certi servizi Rai sull’attuale governo, con l’immutabile Costiera amalfitana a fare da sfondo. Fortuna che il bianconero virato al seppia fa capire al cronista di non aver preso una “bucatura“, almeno non questa volta. Perché il “segretario del partito” – senza alcuna ulteriore specificazione dello speaker – in trionfale visita ad Amalfi, è quello della forza politica al potere nel 1934.

Amalfi, la visita del segretario del partito fascista Starace nel 1934

Stile sartoriale e cromatismo dell’abbigliamento a parte, sembra cambiato poco da allora. Ci sono le folle festanti a omaggiare il potente di turno, come in certe coreografie attuali durante le visite nelle zone “colpite” da qualcosa. C’è la baldanzosa ascesa di scale, a simboleggiare l’elevazione del protagonista dalla massa confusa sottostante. In epoca di militarismo novecentesco c’è pure la muscolare nave da guerra (ora si preferisce una più pratica ed economica ruspa per mostrarsi uomo forte).

La notizia di quel cinegiornale emerso dagli archivi Luce non sono le “manifestazioni rievocatrici della gloria di Amalfi”: è la presenza dell’augusto personaggio. Del quale il commentatore omette perfino di riferire il nome, Achille Starace, perché l’individuo che riempie una divisa e occupa una carica è ininfluente. Perché per il potere che non nasce dalla democrazia, o aspira ad emanciparsi dal consenso democratico, conta il ruolo e non la persona che lo interpreta. Questa, con le sue capacità o deficienze, genialità o idiozie, non conta quando tutto promana da un vertice “illuminato”. E’ il capo che riempie il contenitore della carica, chi sta dentro conta poco: ognuno vale l’altro. O, per dirla in termini più attuali, “uno vale uno”.

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Massimo Ciccarello
Giornalista professionista

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