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Amalfi, il “sacco di Pogerola” che una sentenza chiede di abbattere. La petizione online

Il "sacco di Pogerola" comune di Amalfi

E’ da tutti conosciuto come il “sacco di Pogerola”: una colata di cemento verso la fine degli anni ’70 si abbatté in una delle frazioni più grandi di Amalfi, su una promontorio che guarda il mare della Costiera amalfitana. L’amministrazione comunale di allora approvò un intervento edilizio di 250 appartamenti per quattro cooperative e lo I.A.C.P.

Nacque un Comitato “pro-Pogerola” che denunciò lo scempio di un’area vincolata paesaggisticamente e anche in un luogo a rischio ideogeologico (categoria R4 e P4) così come viene rilevato in tutte le mappe. Ancora ora quel Comitato formato anche da Italia Nostra Salerno, si batte per vedere eseguita un’ordinanza di abbattimento degli edifici abusivi ancora in rustico, in osservanza a quanto stabilito dalla Suprema Corte di Cassazione, con propria sentenza n° 27, del 12/01/1996.

Il tavolo di concertazione presso il Comune di Amalfi è del tutto scomparso – ha denunciato mesi fa Raffaella Di Leo, presidente della sezione salernitana di Italia Nostra – e nel Puc, di Pogerola non c’è traccia. Chiediamo di abbattere ciò che è dovuto e poi di procedere alla risistemazione della zona”.

In tutti questi anni si registrano anche quindici interrogazioni parlamentari, oltre all’intervento della Procura della Repubblica di Salerno, la quale bloccò ogni attività edificatoria e rinviò a giudizio amministratori, tecnici comunali e altri.

A seguito delle insistenze del Comitato pro-Pogerola e dell’associazione “Italia Nostra”, la Regione Campania e successivamente il Comune di Amalfi, emisero ordinanza di abbattimento degli edifici abusivi. Ma a tutt’oggi nessuna amministrazione comunale prende il “coraggio” di eseguire un’ordinanza. E così quegli edifici abusivi e ancora senza terminare, rimangono lì in (brutta) mostra.

Intanto una petizione online che ha già raccolto quasi settecento firme, chiede all’amministrazione comunale di Amalfi, guidata da Daniele Milano, di “rispettare la legge e agire a tutela del paesaggio unico del posto, come impongono le normative vigenti e il buonsenso, provvedendo a demolire totalmente gli edifici abusivi, come imposto dalla sentenza definitiva di condanna”. Ma i promotori della petizione ricordano anche che abbattendo questi abusi si potranno “eliminare i fattori di moltiplicazione del pericolo idrogeologico in un sito già di per sé ad alto rischio e garantire la sicurezza alle persone che vivono nell’area interessata”.

Chissà se un giorno, quegli antichi terrazzamenti di questa vallata che sovra il mare, vedranno nuova vita. Quegli scatoloni di cemento armato, vuoti e senza vita, intanto ricordano un’altra grande ferita inferta a questa costa: quella causata dal mostro di Fuenti che fu abbattuto però nel 1999 dopo un contenzioso che durò anche qui più di trent’anni.

LA PETIZIONE DA FIRMARE “Sacco Edilizio di Pogerola: assolutamente necessario il risanamento ambientale”

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